Il 6 luglio, Giulio stava rientrando a casa in motorino dopo una serata con amici. Verso le due e mezza di notte, un frontale con un’auto. Chi lo ha colpito è fuggito, lasciandolo a terra. Fratture multiple a entrambe le gambe, interventi chirurgici d’emergenza, e una prognosi che i medici hanno comunicato ai genitori senza mezzi termini: non sarebbe tornato a camminare.
Cinque mesi dopo, Giulio camminava con le stampelle. Questa è la documentazione clinica del suo percorso riabilitativo presso Fisiotesta.
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La situazione iniziale: cosa mostravano le radiografie
La prima radiografia, datata 29 luglio, restituiva un quadro che il Dr. Giovanni Testa definisce “molto molto complicato” nella sua valutazione iniziale.
Gamba destra: frattura del femore, frattura del piatto tibiale, cerchiaggio della rotula, frattura del tetto acetabolare dell’anca. Un mezzo di sintesi metallico percorreva l’intero arto, dalla testa del femore fino al piatto tibiale. Gamba sinistra: ulna totalmente sgretolata e perone lasciato libero durante l’intervento chirurgico perché i frammenti ossei erano troppo dissociati per essere fissati.
Giulio era allettato, senza autonomia nei movimenti più basilari. Andare in bagno, girarsi nel letto, mettersi seduto: tutto era diventato impossibile.
“Ho avuto paura di non camminare più, ho avuto paura di non riuscire a fare le mie cose basilari”, racconta Giulio. “È come se avessi ricominciato a imparare i più piccoli movimenti che possiamo fare.”
Il protocollo riabilitativo: tre fasi
Il Dr. Testa ha raggiunto Giulio a domicilio nelle prime settimane, quando il ragazzo non poteva ancora spostarsi. La scelta di intervenire rapidamente è stata determinante.
“Quanto più passava il tempo nel letto senza fare niente, tutto diventava più complicato”, spiega il Dr. Testa. “Era importantissimo intervenire velocemente, per dare la consapevolezza a Giulio che poteva farcela.”
Fase 1 — Domiciliare (prime settimane). Rieducazione motoria a domicilio. Recupero del tono muscolare di base e dell’elasticità articolare. Ma soprattutto, supporto psicologico. La sfida più grande non era tecnica: era convincere Giulio ad alzarsi dal letto. Il primo momento in piedi è stato un passaggio emotivo prima ancora che fisico.
Fase 2 — In centro. Una volta che Giulio ha potuto spostarsi, il trattamento si è spostato presso il centro di Lago Patria. Alla rieducazione motoria si sono aggiunti esercizi di propriocezione e coordinamento — elementi fondamentali per un paziente che deve reimparare schemi motori compromessi dal trauma.
Fase 3 — Tecnologia avanzata. Nel nostro centro di eccellenza a Napoli Nord, abbiamo integrato il protocollo con l’FMS Tesla, magnetoterapia ad alta intensità di nuova generazione. L’obiettivo specifico era il recupero del quadricipite, muscolo antigravitario essenziale per la stazione eretta e la deambulazione. Dopo 10 sedute i risultati erano già visibili nella dimensione muscolare.
Il momento di svolta
Ogni percorso riabilitativo complesso ha un punto in cui il professionista capisce se la direzione è quella giusta. Per il Dr. Testa, quel momento è arrivato quando Giulio, messo in piedi per la prima volta, ha fatto qualche passo.
“Lì ho capito che c’erano grandissime possibilità per ritornare a fare una vita normale.”
Giulio ricorda quel periodo diversamente, dal punto di vista di chi lo viveva dall’interno: “I dolori che provavo erano lancinanti. Però con perseveranza e impegno ho fatto molti progressi già dall’inizio.”
Una radiografia di controllo a settembre ha confermato quello che il lavoro clinico suggeriva: il callo osseo era migliorato significativamente. L’osso stava guarendo, il che permetteva di intensificare il lavoro riabilitativo, caricare di più, osare di più.
I risultati a 5 mesi
Dopo cinque mesi dall’incidente, Giulio cammina con le stampelle. Si sposta autonomamente in casa e fuori. Ha ripreso le attività quotidiane che sembravano impossibili nei primi giorni.
“Finalmente posso dire che il peggio è passato”, dice Giulio. “Si inizia a intravedere la vita che facevo prima dell’incidente. Senza il dottore che mi diceva come potessi fare dei movimenti, io non sarei stato capace di farlo in autonomia.”
Il percorso non è concluso. L’obiettivo nei mesi successivi è l’eliminazione completa delle stampelle e il ritorno pieno al lavoro e alla vita di prima. Ma il dato clinico oggettivo — fratture multiple bilaterali con prognosi infausta, deambulazione recuperata in cinque mesi — documenta un risultato che parla da solo.
C’è un dettaglio che il Dr. Testa racconta sempre quando parla di questo caso. Giulio, dal letto di casa, senza sapere se sarebbe mai tornato a camminare, comprava scarpe. Un paio a settimana, tutte da ginnastica, tutte alla moda. Era il suo modo silenzioso di dire che ci credeva ancora.
Il metodo: non solo fisioterapia
Questo caso illustra un principio che guida il lavoro di Fisiotesta in tutti i percorsi riabilitativi complessi: la componente tecnica da sola non basta.
“Noi possiamo aiutare la persona nella parte muscolare, nella parte di flessione ed estensione dell’articolazione”, spiega il Dr. Testa. “Ma è il supporto emotivo che in questi casi fa la differenza, cioè rendere consapevole la persona di quello che veramente può fare.”
Il Dr. Giovanni Testa, con oltre 15 anni di esperienza e formazione certificata presso Villa Stuart, applica questo approccio integrato — clinico e umano — a ogni paziente, indipendentemente dalla gravità del caso. [collegamento a /centro-eccellenza-villa-stuart/]
Per chi si trova ad affrontare un percorso riabilitativo dopo un trauma grave, il consiglio di Giulio è semplice: “Affidatevi a professionisti e fatevi seguire da chi conosce e da chi ci mette impegno sia nel mestiere sia nell’essere umano.”

